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La relazione educativa: una relazione di cura

“C’è bisogno di cura che risvegli gli animi e li renda più grandi per realizzare al meglio quell’impresa che è la propria vita”
[Mortari, 2015]

La formazione di educatrici e insegnanti è spesso orientata al “fare” ma più l’essere umano è piccolo più il suo sviluppo è determinato dalla relazione: una relazione educativa che deve essere una relazione di cura.

“Aver cura del bambino” affinché possa dare un senso e un significato al mondo e alla sua esistenza e costruire la sua identità non significa limitarsi a “prendersi cura del bambino” ma aver cura della sua essenza.

Come può un bambino dare senso all’esistenza se ci si preoccupa più del fare che dell’essere? Dei risultati invece che dei processi? Di come si comporta invece che di come si sente? Di cosa produce invece che di cosa pensa? Di metterlo in competizione invece che di quali relazioni sta costruendo? Della prestazione invece che del senso che sta dando all’esperienza?

E come si può aver cura dei bambini e delle bambine senza coltivare prima se stessi, il proprio sentire e soprattutto senza una riflessione costante su ciò che si fa, sia individuale che condivisa?

È necessario che si torni a riflettere su cosa sia una relazione educativa di qualità, fatta di rispetto, gentilezza, ascolto, empatia, attenzione ai bisogni, cura dei gesti, dei toni, delle parole e anche dell’ambiente.

Ho visto troppo spesso contesti educativi e scolastici adulti bruschi, aggressivi nei modi e nei toni, che mancavano di rispetto per la persona-bambino e per i suoi bisogni. Ho visto troppe volte mettere al primo posto i bisogni della scuola, dei genitori, delle colleghe anche nelle piccole cose o nelle scelte quotidiane.

I bambini e le bambine che posto hanno?

 

Maria Pia

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