Il gioco, come ci ricorda André Stern, “è il respiro dei bambini”. Un bambino libero e spontaneo infatti sa sfruttare la noia come risorsa preziosa: in pochi minuti sa riempire quel vuoto con un gioco entusiasmante che lo porta in un mondo lontano, da solo o con gli amici, senza sentire il bisogno di un adulto presente.

Perché invece i bambini al giorno d’oggi man mano che crescono dicono sempre più spesso: “non so cosa fare”, “giochi con me?”, “mi annoio!”?

Pochi sanno come organizzare tempo e spazio in autonomia, perché sono abituati ad avere un adulto che propone, stimola, impone, giudica e valuta, ogni minuto. Il Gioco del dipingere, messo a punto da Arno Stern (padre di André) può aiutarci a riflettere e darci una misura di questo fenomeno.

Nel Gioco del dipingere un bambino libero, che sa giocare, non si ferma di fronte al foglio bianco. Impugna il pennello con decisione, lo intinge prima nell’acqua e poi nel colore, va verso il suo foglio e con entusiasmo si lascia andare ad un gioco: battaglie, principesse eleganti, prati fioriti, casette con i camini storti, personaggi con venti dita, vulcani in eruzione con la lava che esce dal foglio (e c’è bisogno di un altro foglio!), giraffe alte 2 metri, mari profondi 3 o 4 fogli in fila, missili spaziali così alti che arrivano oltre il soffitto,… Nel sottofondo, a volte, la voce narrante del bambino che imita i protagonisti. Il bambino entra nel mondo che sta mettendo in scena e ne fa parte in modo totale. Il tempo e lo spazio non esistono più: lui è il suo gioco.

Quanto sarebbe bello se ogni bambino fosse così libero dai condizionamenti da vivere il disegno, e il gioco, con questa intensità! Mi emoziono quando accade, perché so che ho di fronte un bambino felice, amico della noia. È un bambino con calma e serenità interiori, capace di giocare, con una mente vivace ma tranquilla, concentrato, perché “fare” e “saper fare” sono in perfetto equilibrio. L’incontro del gioco del dipingere dura un’ora e mezza ma per lui potrebbe non finire mai.

Molti bambini invece purtroppo all’inizio non riescono a trovare questa dimensione (a volte anche per mesi) e il foglio bianco è un grande vuoto che non sanno come riempire. Alcuni sono bloccati e con lo sguardo perso rimangono silenziosamente a disagio, altri sono carichi di energia repressa e saltano, urlano, parlano in continuazione, altri ancora sono insicuri e chiedono conferme all’adulto “ti piace?”, “è giusto?”, “sono stato bravo?”. L’incontro di un’ora e mezza per loro diventa un tempo insostenibile.

La cosa che mi fa ancor più riflettere però, è riscontrare che molti bimbi che dipingono in atelier da quando avevano 2 o 3 anni, appena iniziano la scuola primaria (e a volte già all’ultimo anno della scuola dell’infanzia) non riescono più a lasciarsi andare e la Traccia Naturale, scoperta da Arno Stern, fatica ad emergere.

Fino a quel momento non li avevo mai sentiti dire “non so cosa fare” o “non sono capace”. L’esperienza dei primi anni si è radicata a sufficienza per aiutarli a recuperare in poco tempo, ma man mano che crescono l’impronta dell’adulto e dell’educazione artistica si impongono con grande evidenza.

Arno Stern lancia un allarme e dice che fino a 15/20 anni fa questo non accadeva mai nel suo Closlieu di Parigi, mentre oggi il fenomeno è in aumento. Scrive che nei villaggi sperduti del mondo, che ha raggiunto con la sua tavolozza, non esistevano bambini che avevano paura di sbagliare, che non sapevano cosa disegnare, che dopo pochi minuti erano annoiati. Aggiunge che i bambini di oggi sono così condizionati dai giudizi, dall’educazione artistica, dalla competizione, dal confronto e dagli input continui degli adulti, che stanno perdendo la capacità di giocare in autonomia e quindi di disegnare.

Perché quindi partecipare al Gioco del dipingere?

Perché è un’attività protetta dai condizionamenti, dove nessuno dà temi, offre spunti, riempie il tempo e lo spazio, né tanto meno esprime giudizi o interviene su ciò che le persone dipingono. Ogni persona, grazie alla continuità nel tempo e alla costanza settimanale, ha la possibilità di ritrovare una dimensione preziosa di autonomia e di fiducia in se stesso; ha l’occasione di imparare a gestire uno spazio e un tempo e a non dipendere dagli input dell’adulto, dai suoi giudizi o dalle sue lodi. Ognuno può ritrovare il piacere di dipingere per il puro piacere di farlo, per rispondere ad un bisogno istintivo e per mettere in scena un mondo a sua misura, dove soddisfare i propri sogni o affrontare le proprie paure.

Nell’atelier esiste qualcuno che aiuta a comprendere le poche ma preziose regole, qualcuno che ha una grandissima fiducia nelle capacità di ogni persona, piccola o grande, che non ha aspettative e non si meraviglia di fronte alle Tracce e ai giochi che nascono spontanei; esiste qualcuno che accoglie, accompagna e protegge: è il Servente del Gioco del dipingere.

Nell’atelier del Gioco del dipingere ogni bambino ha la possibilità di essere un bambino felice amico della noia.

Maria Pia Sala

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