Cari praticiens (serventi del Gioco del dipingere) il mese scorso abbiamo organizzato un incontro sui valori e sulle regole del Gioco del dipingere aperto a tutti i praticiens. Si è parlato di “continuità annuale” e di “non prova”, due caratteristiche indispensabili.

E’ stata posta da qualche partecipante un’importante riflessione: “Arno Stern ha messo a punto il Closlieu molti anni fa, i tempi adesso sono cambiati e bisogna trovare delle strategie per rimanere a passo con i tempi“.

Molte volte ho sentito questa frase e ha sempre stimolato in me riflessioni. Avevo scritto un articolo qualche anno fa su questo, era rivolto al pubblico, chi volesse leggero lo trova qui La modernità di quasi un secolo di storia.

Adesso scrivo a voi praticiens, miei colleghi, miei compagni di questo incredibile lavoro, per condividere con voi le mie riflessioni senza la pretesa né di avere ragione, né di farvi cambiare idea. Non ho verità in mano, ho solo ciò che ho vissuto nel mio Closlieu e desidero condividerlo con voi.

Io non penso che Stern abbia vissuto in un’altra epoca, che adesso le cose siano cambiate e che sia necessario adeguarsi al cambiamento per far funzionare il Gioco del dipingere.

Arno Stern è ancora vivo e ha lavorato nel suo Closlieu fino a due anni e mezzo fa (ha interrotto per il Covid); ha incontrato centinaia di bambini nel suo Closlieu, per 70 anni. Fino a qualche decennio fa le persone andavano a dipingere a “centinaia a settimana” dice Arno, con entusiasmo fin dal primo incontro.

Siete davvero convinti che sia rimasto fermo a 70 anni fa? Non è rimasto fermo a 70 anni fa, neanche a 50, né a 10 a mio parere. Ha continuato a “rinnovare” il Gioco del dipingere. I valori della “non prova” e della “continuità annuale” ne sono la dimostrazione.

Se c’è una persona che ha davvero visto come sono cambiati i tempi e i bambini negli ultimi 70 anni, credo sia proprio lui, non certo chi come noi pratica il Closlieu da qualche anno o dieci o venti.
Basta fare due conti, ne ha compiuti 98.

Noi li vediamo oggi. Stern li ha potuti vedere per quasi un secolo.

Ha potuto vedere nella Formulazione, all’inizio della sua esperienza e soprattutto nelle popolazioni risparmiate, qual è la vera natura del bambino, ha potuto incontrare i bambini autentici. E lo ha mostrato con evidenza ad ognuno di noi durante il corso.

I bambini non sono cambiati. E’ la società che è cambiata.

Dunque, cosa significa “adattarsi ai tempi”?
Arno Stern non si è svegliato una mattina e ha deciso come fare il Closlieu. Ci ha messo 70 anni per arrivare a quello che oggi è il Gioco del dipingere, non ha deciso a priori come doveva essere. Ha solo continuato a trovare risposte ai BISOGNI che emergevano in chi dipingeva. Non ha cercato risposte ai bisogni della società.

Ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni regola è nata in risposto ad un BISOGNO PROFONDO e AUTENTICO, non superficiale  ed effimero come quelli che la società inculca ai bambini fin da quando sono piccoli.

Stern ha potuto vedere attraverso la Formulazione di cosa hanno davvero bisogno i bambini.

E i bambini sanno di cos’hanno bisogno?

Si lo sanno da quando sono nella pancia della loro mamma. Io ho una fiducia incondizionata in loro.

Ma fin da quando sono piccolissimi, facciamo perdere loro il contatto con il loro essere profondo, quello che davvero sa di cos’hanno bisogno. Li disturbiamo e li confondiamo e facciamo credere loro che la felicità sia essere i migliori, essere premiati, lodati, sia emergere a scapito degli altri, sia pensare a se stessi. La società fa credere ai bambini che la felicità sia nel mordi e fuggi, nell’assaggio delle cose, nel non affrontare le difficoltà ma nel fuggire.

Molti bambini oggi più grandi sono, meno sono in contatti con se stessi e meno sanno riconoscere di cos’hanno davvero bisogno; pensano di aver bisogno delle lodi, delle mostre dei loro “prodotti”, pensano di aver bisogno di assaggiare superficialmente qualcosa e di cambiare continuamente attività. Non sanno più cosa voglia dire giocare, non sanno più cosa significhi immergersi in qualcosa e vivere quella dimensione mentale straordinaria dell’atto del creare, in cui la neocorteccia non è coinvolta.

Entrano fin da piccolissimi nella logica del consumismo, ma non è la loro dimensione naturale.

E’ per questo che noi abbiamo il dovere da un lato di proteggerli da ciò di cui non hanno bisogno e dell’altro di trovare risposte al loro essere profondo. Dobbiamo creare le condizioni affinché possano attingere a se stessi e scoprire quanto sono straordinari e capaci.

Come fa un bambino a scoprire la profondità del suo essere in due mesi? Come fa a capire con una prova se gli piace Gioco del dipingere quando ha mille etichette appiccicate addosso, è pieno di paure e non ha fiducia in se stesso? Come fa a capire che lì è al sicuro, che lì può lasciar andare la sua corazza, che lì nessuno lo giudica o lo etichetta, che può fidarsi di se stesso?

Ci vuole tempo, tanto tempo.

I bambini, nella loro natura, non sono diversi dai bambini  che ha incontrato Stern nell’orfanotrofio e nelle popolazioni risparmiate, i bambini hanno gli stessi bisogni e al giorno d’oggi ancora di più. Ed è per questo che il rigore è l’unica strada per sostenerli.

Chi ha fatto la formazione con Stern e ha visto cos’è la Formulazione e di quale profondità e immersione è capace di raggiungere chi dipinge nel Closlieu, non può non accorgersi di tutto questo.

Se “adeguarsi ai tempi” significa adeguarsi alle richieste della società, del mercato, dei genitori, delle altre attività, nostre, non sono d’accordo.

Potete provare a giustificare questa strada come preferite, parlando di “libertà” o di “adeguamento ai tempi”, ma rimane una scorciatoia per non prendersi la responsabilità fino in fondo di ognuna delle persone che si avvicinano al Closlieu. E’ una strada più facile per avere più iscritti. Non è la risposta ai bisogni profondi dei bambini. E’ un bisogno personale, dell’associazione o della struttura, o dei genitori.

Possiamo discutere di quanto questo sia accettabile o meno, a volte è dettato dall’esigenza di arrivare alla fine mese, di sostenere una scuola o un Closlieu. Tutte motivazioni lecite e comprensibili, ma non è una risposta ad un bisogno profondo dei bambini.

E se ognuno di noi vuole davvero fare il servente del Gioco del dipingere e ha davvero a cuore i bambini, deve riflettere su questo punto e farsi alcune domande: con questa scelta sto rispondendo ad un bisogno profondo del bambino che verrà a dipingere o ad una mia esigenza per sostenermi? O al mio ego? O o alle esigenze dei genitori? O all’idea che mi sono fatto del bambino?

Ogni giorno in ogni scuola molte delle scelte che vengono fatte mettono il bambino all’ultimo posto. Per chi si fanno le mostre dei disegni? Per chi si fanno i lavoretti? Per chi si mandano a casa i disegni? Vogliamo continuare a raccontarci che lo si fa per i bambini?

E noi praticiens, allo stesso modo, vogliamo adeguarci a questo sistema e continuare a raccontarci che “prova” e “pochi incontri” li proponiamo per il bene dei bambini per adeguarci ai tempi?

Proporre la prova e la non continuità, significa non rispondere ad un bisogno dei bambini. Significa limitare la possibilità dei bambini di incontrare la Formulazione.

Non so quanta esperienza abbia ognuno di noi per poter agire in “libertà”, ma Stern dice che neanche un anno a volte è sufficiente per accedere alla Formulazione al giorno d’oggi. Dice che la Formulazione non si manifesta quasi più e che se lui non l’avesse vista 50 anni fa in tutta la sua potenza, adesso non riuscirebbe neanche a riconoscerla da tanto i bambini sono condizionati.

Dice: “tutto è rotto in loro, tutto è distrutto”. Se vogliamo fare questo lavoro dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo creare le condizioni affinché i bambini si ritrovino e ricostruiscano ciò che la società ha rovinato in loro. E non è concedendo la prova o che dipingano quando ne hanno voglia che arriveranno a questo.

In molte realtà educative mi son sentita dire: “Il bambino deve poter scegliere quando ha voglia di dipingere”.

Ma un bambino che è stato convinto dagli adulti di non saper disegnare, o che ha paura di sbagliare, o che non sa più giocare,… è libero di scegliere?

No! Scappa semplicemente.

Iniziamo a prenderci le nostre responsabilità. Impariamo a saper riconoscere i veri bisogni dei bambini e troviamo la forza di sostenerli anche quando questo vuol dire portarli a dipingere anche se credono di non volerlo. Quanta fatica! Quanto difficile veder un bambino star male. Ma non siamo noi che lo facciamo star male. Lui sta male perché “è tutto rotto in lui”, è tutto ostacolato, e quando mette piede nel Closlieu si porta dietro questo bagaglio pesante di cui deve liberarsi. Solo il tempo lo può alleggerire.

“Il bambino nel Closlieu impara ad essere”. “Il bambino nel Closlieu scopre di essere capace”. Questo dice Stern.

E chi ha un po’ di esperienza e ha fatto le cose come andrebbero fatte, queste cose la ha vissute, le ha viste nel suo Closlieu. E si è emozionato e forse commosso dalla gioia nel vedere i bambini che riconquistano se stessi.

Chi crede davvero che siano sufficienti due mesi per tutto questo?

Io ho la sensazione che da parte di molti praticiens ancora non ci sia questa consapevolezza. A me ne mancano sicuramente molte altre. Ognuno ha la sua storia. Ognuno di noi con i suoi tempi, con i suoi tentativi, con i suoi errori arriverà a crescere in consapevolezza, toglierà il velo che ha davanti agli occhi e scoprirà che Stern forse ha visto molto più lontano di tutti noi e forse è molto più al passo con i tempi di noi.

Ogni giorno mi domando quante cose devo ancora comprendere, imparare a vedere e a riconoscere. So quanta strada devo fare. Non ho certezze e verità, ho solo potuto vedere con i miei occhi in questi 12 anni nel mio Closlieu che tutto quello che Stern mi ha detto è lo stato delle cose. Ho visto cosa accade dopo qualche mese di Closlieu, ho visto cosa non accade dopo qualche mese di Closlieu e a volte anche dopo un anno (perché un anno a volte non basta). Ho visto bambini trasformarsi, scoprire di valere, scoprire di essere capaci. Ho visto bambini piangere le prime volte, bambini che non volevano dipingere e dopo qualche mese li ho visti sorridere, felici, immersi nel piacere di tracciare. Ho visto bambini che non hanno voluto prendere il pennello in mano per un mese e mezzo ma venivano comunque in atelier perché stavano bene e poi li ho visti immergersi, ho visto i loro occhi brillare. Ho visto arrivare bambini inquieti, agitati, iperattivi con mille etichette cucite addosso che dopo qualche mese di Closlieu dipingevano un’ora e mezza e si infastidivano a sentire confusione.

Ma ho potuto vederle perché ho dato ai bambini l’opportunità di attingere alla Formulazione regalando loro un tempo lungo. Se avessi permesso loro di lasciare alla prima difficoltà, avrei precluso loro questa possibilità.

Sono consapevole che ho sbagliato tantissime cose in questi 12 anni e continuo a sbagliarne. Mi interrogo alla fine di ogni incontro del Gioco del dipingere sul mio agire. So quante volte, per inesperienza, non ho favorito la Formulazione. So quanti errori ho fatto. E ognuno dei miei errori purtroppo l’ha pagato qualche bambino e nel mio cuore chiedo spesso scusa ai quei bambini che non ho saputo ascoltare e vedere per inconsapevolezza.

Se mi batto perché il Gioco del dipingere sia autentico, cercando di diffondere consapevolezza affinché i praticiens siano consapevoli di ogni scelta che fanno e di ogni gesto e parola che utilizzano nel Closlieu è solo ed esclusivamente per proteggere i bambini.

Sono stanca di sentire mille giustificazioni da parte di chi si prende la libertà di cambiare le condizioni del Gioco del dipingere dopo un corso di formazione e qualche anno (o neanche) di esperienza.

Prima di prendersi libertà bisogna conoscere a fondo il Gioco del dipingere, aver sperimentato davvero ciò di cui parla Stern integralmente, e forse dopo si può azzardare un cambiamento.

Sono d’accordo, forse sarà nostra responsabilità “rinnovare” il Closlieu se necessario e apportare qualche modifica nel tempo, ma potremo farlo solo quando saremo profondamente consapevoli di ogni dettaglio.

Non possiamo avere la presunzione di farlo senza aver prima sperimentato il vero Gioco del dipingere. Io ho avuto questa presunzione i primi tempi, pensavo di poter prendermi delle libertà perché credevo di aver capito. E così andavo incontro alle esigenze dei genitori, alle finte esigenze dei bambini, alle mie esigenze per riuscire a sostenere il Closlieu. Ma  nel giro di un anno o due, son tornata sui miei passi su tutto perché mi sono accorta che il Gioco del dipingere era efficace solo se fatto come Stern indica. Ho iniziato a fidarmi di lui davvero e ho visto succedere cose straordinarie.

Potremmo azzardare un cambiamento solo se lo faremo per rispondere ad un bisogno profondo di chi dipinge, che coinciderà con il bisogno universale di ogni essere umano. Saranno modifiche che dovranno andare nella direzione del rispetto dei processi naturali, non della società.

Essere rigorosi significa rimanere fermi nel passato? Adeguarsi ai tempi significa evolvere? E se fosse proprio salvaguardando, attraverso il rigore, ciò che la natura ha programmato che c’è qualche speranza di un futuro migliore per i bambini?

“Ma bisogna sostenersi economicamente!” dicono alcuni praticiens.

Certo, bisogna riuscirci, ma non è sulla pelle dei bambini che bisogna farlo. Bisogna farlo andando contro corrente. L’unica strada è diffondere consapevolezza, creare cultura della Formulazione e del Closlieu. Aiutare i genitori cambiare sguardo non solo sui loro bambini ma anche sulla società. E se questa scelte, soprattutto i primi tempi, porteranno  a non riuscire a sostenere il Closlieu, bisogna trovare altre forme di sostentamento e attendere con pazienza che i tempi siano maturi.

Cedere ai compromessi non porta lontano.

E’ faticoso, molto, ma straordinario ed entusiasmante quando si tocca con mano il cambiamento.

Io continuerò a stare dalla parte dei bambini e continuerò a fare tutto quello che serve per diffondere consapevolezza e cultura del Gioco del dipingere e del Closlieu. Chi ne comprenderà il valore si iscriverà e iscriverà i suoi bambini; chi non lo comprenderà li iscriverà ad un corso di disegno di quattro incontri in cui forse si divertirà, ma non avrà nulla a che fare con il piacere profondo che avrebbe potuto provare incontrando la Formulazione.

E vi chiedo cari praticiens di non rovinate la cultura del Closlieu andando per altre strade, c’è già chi senza formazione lo sta facendo e sta facendo diventare il Gioco del dipingere una misera attività da vendere a buon prezzo.

Vi invito a comprendere in profondità le indicazioni di Arno e a fidarvi della sua esperienza di 70 anni, ho buoni motivi per credere che vedrete accadere cose straordinarie. 

Rimaniamo uniti e rigorosi perché solo così il Gioco del dipingere sarà davvero unico e straordinario.

Se mi sto sbagliando, sarò pronta a tornare sui miei passi.

Buona strada.
Maria Pia Sala

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