Molte persone mi chiedono se posso registrare le conferenze o i seminari perché non riescono a partecipare in presenza (se pur on line) e vorrebbero prendersi il tempo adeguato.
Ma siamo sicuri che sia più adeguato?
Vorrei spiegarvi perché non li registro e non li rendo disponibili in altri momenti.
Sono consapevole che per molti motivi non si riesca a partecipare in presenza agli eventi e che sia più semplice guardarseli quando si ha tempo. Ma per un attimo vorrei provare a rovesciare la prospettiva, proprio nell’ottica del Gioco del dipingere e del Closlieu.
E’ un po’ la stessa riflessione che faccio quando a volte alcuni genitori mi dicono: “posso fare il Gioco del dipingere a casa: allestisco una parete, non intervengo e mio figlio, o mia figlia, dipinge quando ne ha voglia”. La mia risposta è: non sarebbe il Gioco del dipingere e non porterebbe i frutti che dovrebbe.
Il Gioco del dipingere deve essere fatto in gruppo, ha bisogno di condizioni precise e il servente (“praticien” in francese) ha un ruolo fondamentale per favorire la manifestazione della Formulazione.
Allo stesso modo i miei seminari affrontano una tematica che non può essere affrontata in autonomia. Non sono seminari in cui io parlo e gli altri ascoltano. Alcuni corsi è possibile frequentarli in modalità registrata perché chi partecipa ascolta e basta.
Io cerco invece di accompagnare i partecipanti in una riflessione sia personale che condivisa.
Scoprire gli studi di Arno Stern non significa imparare quali tracciati ha scoperto. Significa, dal mio punto di vista:
- destrutturare lo sguardo;
- slegarsi dai condizionamenti che ci si porta dietro fin da piccoli;
- imparare a vedere il bambino e i processi naturali con un nuovo sguardo;
- in alcuni casi mettere in discussione il proprio modo di agire, sia come genitori che come insegnanti o educatori, per scoprire un nuovo modo di agire.
Questo è possibile solo attraverso un lavoro condiviso e uno scambio reciproco.
Nei miei seminari non è solo il mio contributo che fa la differenza, ma le riflessioni che emergono dai partecipanti.
Arno Stern dice che il servente del Gioco del dipingere è come un direttore d’orchestra e che i partecipanti sono l’orchestra. Come può un’orchestra suonare senza il direttore d’orchestra o se i musicisti suonano ognuno a casa propria con i propri tempi?
Durante i seminari scorrono i pensieri, scorrono le emozioni, scorrono le riflessioni e questo flusso ha bisogno di sintonizzarsi con il flusso degli altri.
Registrare gli eventi e permettere alle persone di guardarseli quando hanno tempo, significa adeguarsi al sistema del consumismo, al mordi e fuggi, al fare individuale, ma la società ha bisogno di altro per trasformarsi.
E io desidero partire da qui: porre le riflessioni per costruire una nuova società.
Concordo: sicuramente è più impegnativo. Ma partecipare in presenza significa aver scelto di dedicare del tempo a quell’argomento che abbiamo a cuore, con presenza, consapevoli della risonanza che noi possiamo avere negli altri e che gli altri possono avere in noi.
Ognuno ha motivi validi per preferire di seguire un corso registrato, quando ha tempo (i figli, altri corsi, la famiglia, gli impegni, la salute…). E alcuni corsi sono adatti al lavoro individuale, ma i miei seminari hanno bisogno di presenza, se pur on line, per aprire nuovi sguardi .
Forse il punto è: quanto sono motivato e voglio/posso dedicarmi a questo argomento e immergermi?
Colgo l’occasione per far riflettere ancora una volta sul valore educativo di questo. Stiamo abituando i bambini al mordi e fuggi, all’abbandonare alla prima fatica, al cambiare l’attività appena si presenta un po’ di noia. Li abituiamo a passare da una cosa all’altra con superficialità, senza averla sperimentata davvero.
Ma che mente formano in questo modo i bambini?
La perseveranza, la resilienza, il senso di comunità, l’impegno, la motivazione profonda sono tutte dimensioni mentali che raramente li aiutiamo a coltivare. Ma questo li rende fragili, incapaci di arrivare fino in fondo, di scegliere con consapevolezza, di perseverare anche di fronte alle difficoltà. Cosa impareranno a fare da grandi? A lasciare il lavoro o il compagno o la compagna o un amico alla prima difficoltà, li abituiamo ad abbandonare un sogno ancor prima di aver cominciato a realizzarlo.
Come può esserci un cambiamento nelle persone se non si creano le condizioni adeguate?
Così come un bambino nel Gioco del dipingere ha bisogno di uno spazio preciso, di un gruppo di persone di diverse età e di tempi lunghi per incontrare se stesso e liberarsi dai condizionamenti, così nei miei seminari i partecipanti hanno bisogno di un tempo per loro, di un’immersione e della presenza degli altri per arricchire la loro esperienza.
Io credo profondamente che se da un lato il cambiamento avviene dentro ad ognuno di noi, dall’altro non può avvenire se ci isoliamo dagli altri; continueremmo a rimanere legati ai nostri pensieri, ci faremmo delle domande e ci daremmo delle risposte senza che nulla possa contrastare e quindi arricchire questo dialogo interiore.
Un compromesso l’ho già dovuto trovare e tengo i seminari on line per agevolare almeno gli spostamenti dei partecipanti, ma sul non farli in diretta sono ancora molto perplessa.
Quindi finché riuscirò ad andare contro corrente e persone che sono in questa lunghezza d’onda continueranno a partecipare ai miei eventi, io tengo questa linea. In futuro chissà.
Spero dunque troverete la motivazione e sceglierete il tempo adeguati per partecipare in presenza ai miei seminari, ci tengo di più ad incontrarvi, se pur on line, e ad ascoltarvi che a non sapere neanche chi siete.
Maria Pia Sala
© I contenuti presenti nel sito e negli articoli (immagini e testi) sono di Maria Pia Sala. Mi fa piacere se desideri divulgare o condividere le mie parole e ti ringrazio, ma ti chiedo di citare sempre la fonte per rispetto a me e al mio lavoro.
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