Ho incontrato Silvia, una mamma che ha accompagnato le sue bimbe a dipingere nel mio atelier, secondo Arno Stern, per due anni. Era un po’ che non la incontravo. Mi ha detto che le due bimbe, ormai ragazzine, si ricordano ancora del Gioco del dipingere; se lo ricordano ancora come un posto dove si stava bene, dove ci si rilassava. Ha aggiunto che hanno fatto tantissime altre esperienze in quegli anni, altre attività, altri laboratori, ma tra tutte l’unica che si ricordano bene è quella nell’atelier (Closlieu). Grazie Silvia! 🙂

Incontro molti genitori che hanno accompagnato i loro bambini in atelier per un anno, per due, per tre, a volte per sette anni, che mi danno riscontri meravigliosi. E questo mi riempie il cuore di gioia e compensa quelle situazioni (per fortuna poche!) in cui i bambini non hanno avuto sufficiente tempo per scoprire la meraviglia del Closlieu, interrompendo l’esperienza dopo un anno o addirittura prima della fine dell’anno.

Il Gioco del dipingere, al giorno d’oggi, non è per tutti un gioco facile.

I bambini sono talmente strutturati e dipendenti da lodi, giudizi, competizioni, sempre legati all’idea di prodotto e consumo, di bello e di brutto, abituati a sentirsi dire cosa fare e come farlo, che in un posto dove finalmente potrebbero essere se stessi e lasciar andare tutti i condizionamenti, non ci riescono. Alcuni addirittura dopo pochi incontri non vorrebbero più venire. Ecco perché il Gioco del dipingere ha bisogno di continuità almeno annuale: solo con il tempo ognuno ha l’opportunità di capire la differenza tra ciò che accade nel Closlieu e ciò che accade mediamente negli altri contesti. (Ndr: se entrate in contatto con un “Gioco del dipingere” dove sono previste “prove iniziali” o iscrizioni di pochi incontri, sappiate che non è una realtà che rispetta le indicazioni di Stern).

Nel Gioco del dipingere il servente ha un ruolo prezioso perché, attraverso ogni gesto, ogni parola e qualche “no”, sostiene le persone affinché vadano oltre i condizionamenti che ostacolano la vera libertà di essere:

la paura di sbagliare o di non essere capaci: al giorno d’oggi, come dice Stern, siamo riusciti a far in modo che i bambini “dubitino di se stessi e delle proprie capacità” e aggiunge che “mai sarebbe accaduto trent’anni fa che un bambino non disegnasse per paura di sbagliare o convinto di non essere capace”. Il servente oggi si trova continuamente di fronte a bambini, anche di 5 anni, che hanno paura di sbagliare o che chiedono come si disegna qualcosa, e questo è gravissimo; ci sono bambini che hanno così paura di sbagliare che non prendono neanche in mano il pennello, altri che appoggiano la mano che dipinge per non farla tremare, altri che chiedono aiuto “mi disegni la mucca che non sono capace?”. Il servente ha una grandissima fiducia in loro e li aiuta a liberarsi da questa paure: “si che sei capace! Io ne sono sicura; la mia mucca non è come la tua, disegnala come viene andrà benissimo!”, “prendi un pennello, non preoccuparti”, “non pensare, gioca con i colori, divertiti”, “non appoggiare la mano, lasciala libera… sei capace!“, etc.;

la noia: molti bambini oggi hanno perso la capacità di lasciarsi andare al gioco perché sono abituati a sentirsi sempre indirizzati dall’adulto, disegnare non è più piacevole come quando erano piccoli, non è più un gioco, non è più spontaneo, al punto che di fronte ad un foglio bianco non sanno più cosa fare. Fanno quattro segni per riempire il foglio, dipingono pupazzetti dei cartoni animati o riproducono lezioni di educazione artistica e questo li annoia moltissimo: “sono stanco”, “mi siedo”, “ho finito”, “voglio uscire”, “voglio bere”, “mi scappa la pipì”, etc. Il servente non può permettere che la noia li sovrasti e spenga la loro spontaneità, e quindi dà loro un’opportunità e li invita ad abbandonare tutto questo e ad andare oltre: “prendi un altro foglio”, “prendi un pennello, guarda i colori e vai avanti“, “non hai finito… non hai neanche iniziato”, “resta ancora un po’ qui con noi”, “ti aspetto la settimana prossima”, etc.;

l’incapacità di concentrarsi: la società non permette quasi mai un tempo lungo per dedicarsi con entusiasmo e passione a ciò che risponde ai bisogni profondi di ognuno e quindi spesso i bambini fanno due segni e poi dicono “ho finito”. Il servente regala loro la possibilità di riscoprire il piacere del fare per se stessi, il piacere del momento, l’immergersi mentalmente in uno stato spontaneo profondo non razionale che permetta loro di incontrare ciò che veramente sono e che li porti a concentrarsi a lungo senza esitazioni: “prendi un pennello e vai avanti”, “non pensare”, “lascia andare la mano”, “sottovoce”, “rallenta“, etc.;

la dipendenza dalle lodi e dall’idea di prodotto: i bambini di oggi vivono nell’ottica del produrre qualcosa, e del fatto che questa cosa venga valutata e giudicata. Vivono in attesa di una gratificazione e continuano a chiedere l’approvazione dell’adulto “ti piace?”, “sono stato bravo?”, in un meccanismo di “dipendenza dall’adulto” che molti psicologi e pedagogisti lanciano come allarme. Nel Gioco del dipingere il servente (e nessun altro) non loda o giudica, ma ha fiducia nella persona; cerca di riportarla al piacere del fare, lontana dell’idea di “produrre”; i disegni non vengono mai consegnati a casa né visti da altre persone. Con il tempo ognuno troverà la forza in sé, non avrà bisogno di quello che pensano gli altri, non avrà bisogno della lode, non avrà bisogno di mettere in mostra il suo prodotto, farà per il piacere del fare e crederà in ciò che fa.

Potrei continuare per ore a raccontarvi quanto nel Closlieu ogni piccolo dettaglio, gesto o parola, abbia dietro un mondo da raccontare, un prendersi cura di ognuno, un togliere pezzetto per pezzetto tutti i condizionamenti e le strutture che ognuno si porta dietro come ostacoli. E poi forse dopo un mese, forse dopo 3, forse dopo 6 (forse un anno non è sufficiente!) chi dipinge inizia ad intuire che il servente non impone regole per farlo stare al suo posto e nei contorni del disegno, né organizza ogni minuto o controlla quello che fa, ma cerca di rimuovere gli ostacoli e dona fogli infiniti per permettere ad ognuno di incontrare se stesso, libero dai condizionamenti, dalle paure e dalle aspettative degli altri.

Di certo per molti bambini, ragazzi e adulti di oggi non è facile trovarsi di fronte ad un foglio bianco, è un po’ come prendere in mano la propria vita, ma le condizioni del Closlieu, le regole del Gioco del dipingere, la costanza settimanale e la continuità nel tempo, la presenza degli altri partecipanti, il sostegno dei genitori e del servente, aiutano pian piano ognuno a scoprire il vero valore e la forza della libertà di essere davvero se stessi.

Qualche settimana fa, per esempio, un bimbo che da qualche mese veniva controvoglia e che la mamma con tanta pazienza e amore ha accompagnato ogni settimana con costanza, ha iniziato a trovare la sua libertà di essere, ha iniziato a giocare tantissimo sul suo foglio. Un paio di mesi fa non riusciva a dipingere per più di 10 minuti continuativamente, adesso capita spesso che dopo un’ora e mezza io lo debba invitare ad interrompere per riprendere la settimana successiva! Ha iniziato ad intuire il valore delle mie indicazioni e anche dei miei “no” e ha raggiunto una preziosa consapevolezza, dicendomi: “io qui sono capace perché riesco a concentrarmi”.

A 6 anni un bambino, nel Closlieu, riesce a comprende che se niente lo disturba o lo interrompe lui “è capace”. E io mi commuovo e mi dico che per un bambino che lascia troppo presto quest’esperienza, molti altri hanno alle spalle genitori pazienti che, nonostante le difficoltà, li sostengono e offrono loro l’opportunità di conoscere, se pur per poco tempo, un’altra dimensione: la libertà di essere se stessi.

E son certa, questa percezione se la porteranno nel cuore tutta la vita.

Grazie cari genitori che avete fiducia in me e nel Gioco del dipingere
Maria Pia

Se ti è piaciuto l’articolo… lo puoi condividere? 🙂 Grazie!

Leggi anche:“Di pazienza, di bambini, di alberi e di Gioco del dipingere”

 

I contenuti presenti nel sito e negli articoli (immagini e testi) sono di Maria Pia Sala. Ne è vietata la copia e la riproduzione in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Eventi e articoli recenti

Scopri qui tutti gli EVENTI
Leggi i miei ARTICOLI
Seguimi sul nuovo canale Telegram “@Maria Pia Sala”